Arturo Paoli

Cenni biografici

Arturo Paoli (Lucca, 30 novembre 1912 – 13 luglio 2015), presbitero della Chiesa di Lucca, piccolo fratello del Vangelo di Charles de Foucauld, ha trascorso oltre un secolo di vita attraverso due continenti, l’Europa e il Sud America, passando per il nord Africa e partecipando in prima persona a eventi che hanno fatto la storia del Novecento.
Cenni biografici
Le tappe fondamentali della sua vita sono sinteticamente raccontate nel testo che segue e in una mostra didattica realizzata in pannelli 70 x 100 disponibili al prestito per le scuole e per eventi pubblici. (Info e richieste: info@fondopaoli.it)


1920: a otto anni assiste a uno scontro violento tra fascisti e socialisti nella piazza san Michele di Lucca, a pochi passi dalla casa in cui abita la sua famiglia. L’episodio si imprime nella sua mente di bambino e diventa il dramma insensato, quello della violenza dell’uomo sull’uomo, a cui cercherà di rispondere durante tutta la sua vita.

1940: dopo gli studi classici al liceo Machiavelli di Lucca e quelli universitari in lettere antiche a Pisa, viene ordinato sacerdote. Durante gli anni della seconda guerra mondiale l’arcivescovo Antonio Torrini lo incarica, insieme ad altri tre giovani preti, di dare vita a un luogo di accoglienza e sostegno ai bisognosi della guerra, assegnandogli la Casa degli Oblati in via del Giardino Botanico. Don Arturo entra in contatto con il coordinatore della rete Delasem, Giorgio Nissim, e insieme collaborano per nascondere molti cittadini italiani e stranieri, ebrei, perseguitati dal nazifascismo, salvando la loro vita. Viene arrestato e poi rilasciato, rischia la vita per salvare un ebreo durante una ispezione tedesca nella Casa degli Oblati. Per queste ragioni, nel 1999 riceve a Brasilia il riconoscimento di Giusto tra le nazioni dallo Stato di Israele e nel 2006 la medaglia d’oro al valore civile dalla Presidenza della Repubblica Italiana.

1949: mons. Giovan Battista Montini, Sostituto presso la Segreteria di Stato del Vaticano, lo chiama a Roma come vice-assistente nazionale della Gioventù italiana di azione cattolica (GIAC). Affianca, quali Presidenti centrali, prima Carlo Carretto (fino all’ottobre 1952) e poi Mario Rossi (fino al marzo 1954), contribuendo a trasformare la GiAC da organizzazione di massa, strutturata come “esercito” obbediente alle direttive della gerarchia ecclesiastica anche in campo politico-elettorale, in movimento di formazione alla vita affettiva, professionale, sociale e politica. Questa impostazione contrasta con quella di Luigi Gedda, presidente centrale dell’Azione Cattolica, e provoca prima le dimissioni di Carretto, poi l’allontanamento di Paoli e infine le dimissioni di Rossi, cui seguono quelle di 25 dirigenti centrali e molti presidenti diocesani della GiAC. 

1954: don Arturo Paoli viene incaricato di imbarcarsi come cappellano nelle navi di emigranti italiani in Argentina. Durante il secondo viaggio di ritorno incontra un religioso dei Piccoli Fratelli di Charles de Foucauld e intravede, in quel periodo di delusione e sofferenza, una prospettiva per il suo futuro.
Il percorso di preparazione per entrare nella congregazione dei Piccoli Fratelli prevede un anno di vita nel deserto, in Algeria. Durante questo tempo Arturo Paoli conosce il vuoto per la perdita del Dio a cui aveva legato la sua vita. L’incontro con i tuareg musulmani, l’esperienza di accoglienza da parte di persone tanto diverse e lontane, gli fanno scoprire l’Essenziale che aveva sempre cercato e lo aveva ispirato nella scelta del sacerdozio.

1957: il priore generale dei piccoli fratelli René Voillaume invia fratel Arturo in Sardegna, tra i minatori della regione Iglesias, per fondare una Fraternità insieme a altri due Piccoli Fratelli. Lavora come operaio, predica nella piccola chiesina di Bindua che, poco a poco, diventa sempre più affollata attirando studenti e giovani da tutta la Regione. La sua presenza in Italia, dove viene spesso invitato a predicare, non è ben vista dalle autorità vaticane, sempre tempestivamente e tendenziosamente informate da Gedda delle attività di Paoli, e Voillaume gli deve chiedere di lasciare l’Italia.

1960: a 42 anni Arturo Paoli lascia l’Italia in modo pressoché definitivo, vi farà ritorno stabilmente soltanto nel 2005. La prima tappa della sua vita in America Latina è l’Argentina, a Fortín Olmos con i boscaioli. Incontra la povertà, le diseguaglianze sociali e le privazioni umane che segnano la vita delle persone più svantaggiate, e questi diventano i temi della sua predicazione e della sua ricerca di fede. Viaggia spesso a Buenos Aires dove tiene conferenze, frequenta le case degli intellettuali argentini, già perseguitati dai militari che salgono tre volte al potere, la terza nel 1974 con il generale Jorge Videla che provocherà una delle più cruente repressioni della storia contemporanea. Anche Paoli, come altri piccoli fratelli, finisce nell’elenco dei condannati a morte dal regime. Si salva in Venezuela, senza poter fare ritorno in Argentina.

1974: fratel Arturo deve trasferirsi in Venezuela, prima a Bojò, poi a Monte Carmelo e infine a Caracas. Viene invitato in tutto il continente sud americano a tenere conferenze, scrive libri e saggi. È circondato da gente semplice e povera. Gaudy, una donna giovane con un marito che la abusa e due figli da crescere, diventa la compagna delle sue conversazioni, delle sue riflessioni e sarà l’interlocutrice di uno dei suoi libri più noti, Camminando s’apre cammino.
La teologia della liberazione è diventata la teologia dell’America Latina. Arturo Paoli ne è uno dei protagonisti. Il Brasile è la nazione dove la prassi di questa teologia ha terreno più fertile. 

1985: Arturo Paoli si trasferisce in Brasile, prima a São Leopoldo poi a Foz do Iguaçu nello Stato del Paranà. Diventa animatore di progetti sociali e di promozione umana, tuttora esistenti tra i quali Madre Terra (fattoria didattica) e A.F.A. (Associacão Fraternidade Aliança – attività rivolte a bambini, adolescenti e donne).

2005: 93enne, fratel Arturo decide di tornare definitivamente in Italia. Ritorna nella sua città d’origine, Lucca, dove l’Arcivescovo Italo Castellani gli offre la chiesa di San Martino in Vignale, con annessa abitazione che Paoli intitola Casa Beato Charles de Foucauld. Fino alla sua scomparsa, la casa è stata crocevia di persone di ogni età, condizione sociale, credo religioso, stato civile. 

2015: La dimensione contemplativa è il filo sotterraneo che ha sostenuto l’intensa azione, generatrice di ricerca, di amicizia, di speranza, che ha sviluppato durante tutta la sua esistenza. Si è spento nella notte del 13 luglio 2015. Le sue spoglie riposano nel piccolo e silenzioso cimitero di San Martino in Vignale.

Sul web: 
Arturo Paoli su wikipedia
Arturo Paoli sul sito di Ore undici 
Scritti di Arturo Paoli
Arturo Paoli. Ne valeva la pena
di Silvia Pettiti, edizioni San Paolo 2010
Profeta in Vaticano. Arturo Paoli e la Gioventù Cattolica Italiana (1950 – 1954
Arturo Paoli (a cura di Sergio Soave), Centro Editoriale Dehoniano, 2016
Chi ha diritto di dirsi cristiano? Scritti giovanili 1940 – 1949
Arturo Paoli (a cura di Silvia Pettiti), Centro Editoriale Dehoniano, 2014
Essere prete
di Pier Giorgio Camaiani, Il Regno – Attualità n. 18, 1991
di Bruna Bocchini Camaiani (articolo scritto per Il Regno, luglio 2015)

Fratel Arturo Paoli: “Arturo si racconta”

25 febbraio 2014