29-12-2025
La Fondazione Banca del Monte di Lucca e il Fondo Documentazione Arturo Paoli esprimono sentimenti di profondo cordoglio per la scomparsa di don Luigi Sonnenfeld, ma anche una profonda gratitudine per la pienezza e la generosità di una vita interamente spesa nella costante attenzione verso gli ultimi e nella dedizione per il bene comune.
Ricordiamo la sua frequente collaborazione alle iniziative pubbliche in memoria di Fratel Arturo Paoli con parole che mai hanno mancato di stupire e scuotere le coscienze.
Ci stringiamo al dolore della sua famiglia e dell'intera Arcidiocesi di Lucca.
In allegato trovate l'intervento che don Luigi fece il 30 novembre 2024 nella chiesa di San Martino in Vignale, in apertura delle iniziative per il decennale della scomparsa di fratel Arturo Paoli.
DON LUIGI SONNENFELD
Luigi Sonnenfeld è stato un prete operaio che ha scelto di vivere il Vangelo condividendo la fatica del lavoro, la vita dei cantieri e le ferite della Darsena di Viareggio, fino a diventare un punto di riferimento per pescatori, operai e ultimi. La sua chiesina dei pescatori è stata per decenni una casa aperta, più che una semplice chiesa: un luogo di ascolto, di lotta e di consolazione per l’intera città.
Nato nel 1940, don Luigi Sonnenfeld ha compiuto 85 anni il 27 luglio scorso, spendendo la gran parte della sua esistenza pastorale a Viareggio.
Ordinato sacerdote negli anni del post‑Concilio, ha aderito all’esperienza dei preti operai, scegliendo di lavorare in fabbrica e nei cantieri, condividendo turni, salari e precarietà con i lavoratori.
Negli ultimi anni è stato “custode” stabile della chiesina dei pescatori in Darsena, dove viveva in modo semplice, riconoscibile da tutti per la sua presenza discreta e costante.
Prete operaio
A Viareggio ha fatto parte del nucleo dei preti operai legati alla figura di don Sirio Politi, una piccola comunità che ha vissuto il Vangelo dentro il mondo del lavoro, in particolare nella lavorazione del ferro e nella cantieristica navale.
Don Luigi ha lavorato fianco a fianco con gli operai dei cantieri, partecipando alle lotte sindacali e alle battaglie per la dignità del lavoro, con la tuta sporca di grasso più che con i paramenti solenni.
La sua testimonianza univa annuncio del Vangelo e impegno sociale: attenzione ai poveri, difesa dei diritti dei lavoratori, promozione dell’affido familiare e cura verso persone fragili e con disabilità.
La chiesina dei pescatori
La “chiesina dei pescatori” in Darsena è stata per cinquant’anni la sua casa: un piccolo santuario del porto dove si incontravano marittimi, operai, famiglie ferite, persone ai margini e semplici passanti in cerca di ascolto.
Sotto la sua guida la chiesina è diventata un rifugio più che un tempio, uno spazio dove la preghiera si intrecciava con le storie di chi arrivava dalla notte in mare o dai turni in cantiere.
In diverse occasioni ha raccontato lui stesso la storia della chiesetta del porto, legandola alle lotte per il lavoro, alla memoria dei pescatori e a una fede radicata nella concretezza della vita quotidiana.
Vicinanza alle ferite della città
Durante i giorni della strage ferroviaria del 29 giugno 2009, don Luigi è stato una presenza costante accanto ai familiari delle vittime, offrendo una parola asciutta, mai retorica, e un ascolto silenzioso ma tenace. Ha preso posizione nei momenti critici della città, richiamando alla responsabilità verso i più deboli, verso chi perdeva il lavoro o rischiava di essere dimenticato nelle periferie sociali della Versilia.
Il suo stile evangelico era fatto più di ascolto che di discorsi: un “prete pescatore” che spezzava il pane con chiunque bussasse alla sua porta, senza chiedere biglietti da visita né certificati di rispettabilità.
Eredità e attualità del suo impegno
La morte di don Luigi, avvenuta il 27 dicembre alla casa di cura Sacro Cuore di Gesù a Bicchio dopo il grave malore di ottobre, ha suscitato un ampio moto di cordoglio in tutta Viareggio, dal Comune alle associazioni dei pescatori, fino a chi lo incontrava semplicemente in bicicletta tra i moli.
La sua eredità resta viva in chi ha imparato da lui che la fede non è distanza, ma condivisione: stare “dentro” la città, nel rumore dei cantieri, nel vento del porto e nel dolore delle persone.
Ricordarlo significa custodire quella chiesina e, soprattutto, continuare il suo modo di stare accanto ai lavoratori, ai pescatori e agli ultimi della Darsena, perché Viareggio non perda il volto solidale che lui ha contribuito a darle.